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giovedì 13 novembre 2014

Ebola: storia, sintomi e trattamenti. Intervista al Dott. Liberato Sisbarra.


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La peggiore epidemia del virus Ebola da quando lo stesso è stato scoperto, è iniziata attorno al mese di aprile 2014. Da ottobre la situazione è grave e sempre più preoccupante: potete seguirne gli sviluppi (diffusione e dati dell’Oms) con gli aggiornamenti pubblicati nella pagina Speciale Virus Ebola. La diffusione dell’epidemia preoccupa le autorità sanitarie mondiali, che ancora oggi non riescono a capire se e quando si fermerà l’epidemia. Il rischio che possa arrivare qualche focolare in Italia si aggira tra intorno al 5%-10%. Visti e considerati gli avvenimenti degli ultimi mesi, ci è venuto il desiderio di approfondire la questione “Ebola” in modo tale da inquadrare bene il problema, in modo tale da fare maggior chiarezza. Chi meglio del dott. Liberato Sisbarra, in qualità di medico di famiglia e infettivologo, impegnato sul territorio da diversi anni ormai, può fornirci delucidazioni in merito. Dopo i saluti di rito, vi riportiamo l’intervista integrale.

Dott. Liberato Sisbarra, specialista in Malattie Infettive

Buongiorno a voi ragazzi! Vi dico molto volentieri quello che so!!”

Partiamo subito dalla prima domanda, allora!

CHE COS’E’ L’EBOLA?

La Malattia da virus Ebola è una malattia emorragica legata ad un virus del gruppo dei filovirus, il virus di Ebola appunto. Le prime manifestazioni si sono verificate in Africa, agli inizi del ‘900, più precisamente in territori come Sierra Leone, Guinea e Liberia. Lo sviluppo di scambi commerciali e turistici ha permesso, ovviamente, la diffusione intercontinentale del virus. Stiamo disturbando gli ecosistemi della Terra e le relazioni naturali tra piante e animali, creando sempre più occasioni di contagio di massa. La situazione adesso in Africa è terribile, ma non perché il virus sia peggiore delle volte precedenti; il problema è che i paesi colpiti, Liberia, Sierra Leone e Guinea, vengono da anni d’instabilità politica, hanno confini poco definiti e controllati e capitali non lontane da zone boschive. Per questo la trasmissione è fuori controllo.

COME SI TRASMETTE LA MALATTIA?

Trasmessa inizialmente da contatto animale-uomo, si è successivamente diffusa attraverso il contatto uomo-uomo (quindi prima si parlava precedentemente di antropozoonosi, ora di malattia a diffusione umana). L’introduzione del virus in comunità umane avviene attraverso il contatto con SANGUE, SECREZIONI (saliva, sperma), ORGANI o altri FLUIDI CORPOREI DI ANIMALI INFETTI.

La trasmissione avviene per:

1. CONTATTO INTERUMANO DIRETTO con organi, sangue e altri fluidi biologici (saliva, urina, vomito) di soggetti infetti (vivi o morti)

2. CONTATTO INTERUMANO INDIRETTO con ambienti contaminati da tali fluidi.

La TRASMISSIONE PER VIA SESSUALE può verificarsi fino a 7 settimane dopo la guarigione a causa della prolungata permanenza del virus nello sperma.

Il CONTAGIO è più frequente tra familiari e conviventi, per l’elevata probabilità di contatti. In Africa, dove si sono verificate le epidemie più gravi, le cerimonie di sepoltura e il diretto contatto con i cadaveri dei defunti hanno probabilmente avuto un ruolo non trascurabile nella diffusione della malattia. È documentata la TRASMISSIONE NOSOCOMIALE (ospedaliera) per contatto diretto tra personale sanitario e pazienti affetti da Malattia da virus Ebola (Evd).

CI PUO’ SPIEGARE A QUESTO PUNTO QUALI SONO I SINTOMI DELLA MALATTIA E COM’E’ IL DECORSO CLINICO?

Ascoltando i telegiornali e leggendo i giornali abbiamo constatato tutti come l’infezione abbia un DECORSO ACUTO; per di più, non è descritto lo stato di portatore sano (è tale chi è stato infettato dal virus ma non ha contratto la malattia o comunque non ne manifesta i sintomi). I soggetti affetti sono contagiosi fino a quando il virus è presente nel sangue e nelle secrezioni biologiche. È documentata la persistenza del virus nel liquido spermatico fino a 61 giorni dopo l’esordio clinico della malattia.

Possiamo distinguere diverse fasi nello sviluppo della malattia:

1. FASE PRODROMICA- che può durare fino a 10 giorni

2. L’INCUBAZIONE può andare da 2 a 21 giorni, a cui fa seguito generalmente un esordio acuto caratterizzato da FEBBRE, ASTENIA, MIALGIE, ARTRALGIA, CEFALEA.

3. Con il progredire della patologia possono comparire ASTENIA PROFONDA, ANORESSIA, DIARREA (acquosa, talvolta con presenza di muco e sangue), NAUSEA e VOMITO.

4. EVOLUZIONE: La malattia evolve con la comparsa di segni e sintomi ascrivibili a danni in diversi organi e apparati. Sono presenti SEGNI DI PROSTRAZIONE, SEGNI E SINTOMI DI ALTERAZIONE DELLA FUNZIONE EPATICA E RENALE, RESPIRATORIA, GASTROINTESTINALE, DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE (cefalea, confusione), VASCOLARE (iniezione congiuntivale/ faringea), CUTANEO (esantema maculo papuloso).

5. I FENOMENI EMORRAGICI compaiono in oltre la metà dei pazienti affetti, in genere dopo una settimana dall’esordio. Si può trattare di SANGUINAMENTI A CARICO DEL TRATTO GASTROINTESTINALE (ematemesi e melena), PETECCHIE, EPISTASSI, EMATURIA, EMORRAGIE SOTTOCONGIUNTIVALI E GENGIVALI, MENO-METRORRAGIE. Alcuni pazienti presentano emorragie estese e coagulazione intravascolare disseminata (CID)

6. FASE TERMINALE: Il quadro clinico è caratterizzato da TACHIPNEA, ANURIA, SHOCK IPOVOLEMICO, SINDROME DA INSUFFICIENZA MULTI-ORGANO.

LA LETALITA’ VARIA DAL 25% AL 90%.

COME SI PUO’ FARE DIAGNOSI?

La diagnosi clinica è difficile nei primissimi giorni, a causa dell’aspecificità dei sintomi iniziali (si può confondere facilmente con una banale influenza). Può essere facilitata se si considerano il CONTESTO in cui si verifica il caso (area geografica di insorgenza o di contagio) e il CARATTERE EPIDEMICO della malattia.

Anche in caso di semplice sospetto, è opportuno l’isolamento del paziente e la notifica alle autorità sanitarie. Gli ESAMI DI LABORATORIO per la conferma diagnostica di infezione da virus Ebola sono finalizzati all’identificazione del genoma virale, di antigeni virali o di anticorpi contro il virus. Purtroppo, esistono pochi test commerciali disponibili per la diagnosi.

Nella FASE PRODROMICA della malattia, la conferma di un caso di Evd si può ottenere con:

– L’identificazione degli ANTIGENI VIRALI con metodi immunoenzimatici (Elisa)

– L’identificazione del GENOMA VIRALE attraverso la Polymerase chain reaction (PCR)

– L’isolamento del VIRUS attraverso l’inoculazione di campioni di sangue o secrezioni biologiche in colture cellulari.

In fase più avanzata è possibile effettuare un’indagine sierologica per la ricerca degli ANTICORPI IgM o IgG. Può essere necessaria la diagnosi post mortem che prevede l’identificazione degli antigeni virali su biopsia cutanea con tecniche di immunoistochimica.

La DIAGNOSI DIFFERENZIALE si pone con

– Altre febbri emorragiche (Febbre di Lassa, Febbre di Marburg)

– Altre patologie infettive (malaria, febbre tifoide, peste, borelliosi, melioidosi, tripanosomiasi africana, sepsi meningococcica e alcune infezioni trasmesse da artropodi)

La MANIPOLAZIONE DI CAMPIONI BIOLOGICI DA PAZIENTI INFETTI deve essere gestita in condizioni di biocontenimento, in laboratori con livello di biosicurezza (Bls) di 3 o 4.

ESISTE UN TRATTAMENTO EFFICACE?

Al momento non vi sono medicinali autorizzati all’uso umano per trattare o prevenire Evd. Le molecole studiate negli ultimi dieci anni non sono state ancora valutate per la sicurezza e l’efficacia del trattamento o nella prevenzione di Evd nell’uomo. Il 4 e 5 settembre 2014 si è svolta un’ampia CONSULTAZIONE DELL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’ volta ad accelerare la valutazione di potenziali terapie e vaccini contro il virus Ebola. Gli esperti hanno concluso che l’uso di terapie con SANGUE INTERO e con SIERI DA SOGGETTI CONVALESCENTI debba essere considerato prioritario. Studi di sicurezza, quindi, sono iniziati nel mese di settembre 2014 negli Stati Uniti, in Europa e in Africa su due vaccini candidati. Due grossi istituti infettivologici in Italia sono a disposizione di questo tipo di problema e si trovano a Roma e Milano.

SI DIREBBE CHE NON CI RESTA CHE AFFIDARCI ALLA PREVENZIONE.

Esattamente! È evidente come non sia possibile intervenire sul serbatoio naturale della malattia, visto che non è stato identificato con certezza. La prevenzione, quindi, si affida al RISPETTO DELLE MISURE IGIENICO SANITARIE, alla capacità di DIAGNOSI CLINICA E DI LABORATORIO PRECOCI e all’ISOLAMENTO DEI PAZIENTI. Per il PERSONALE SANITARIO è fondamentale evitare il contatto con il sangue e le secrezioni corporee dei soggetti affetti da Evd attraverso la corretta applicazione delle misure di controllo delle infezioni e l’uso di misure di barriera/dispositivi di protezione individuale (Dpi).

Dobbiamo considerare che i filovirus possono sopravvivere in liquidi o in materiale secco per diversi giorni. Sono inattivati da:

– Irradiazioni gamma

– Riscaldamento a 60°C per 60 minuti

– Bollitura per 5 minuti

E sono sensibili all’ipoclorito di sodio ed altri disinfettanti.

Al contrario, il congelamento e la refrigerazione non sono in grado di inattivare i filo virus.

COSA DEVE FARE UN MEDICO CHE ENTRA IN CONTATTO CON UN PAZIENTE PROBABILMENTE AFFETTO?

Nel sistema di sorveglianza delle malattie infettive, la malattia da virus ebola è SOGGETTA A NOTIFICA OBBLIGATORIA nell’ambito delle patologie di classe I: ossia, le malattie per le quali si richiede segnalazione immediata perché soggette al regolamento sanitario internazionale o perché rivestono particolare interesse. Il solo e semplice SOSPETTO DI MALATTIA deve essere SEGNALATO dal medico all’Azienda Sanitaria Locale entro 12 ore, compilando una scheda predisposta dal Ministero della Salute. In seguito all’epidemia verificatasi in Africa occidentale nel 2014, il Ministero della Salute ha emanato nuove circolari per RAFFORZARE LA SORVEGLIANZA AI PUNTI DI INGRESSO INTERNAZIONALI, la SEGNALAZIONE e la GESTIONE DI EVENTUALI CASI SOSPETTI di Evd. Sono state emanate raccomandazioni per i viaggiatori internazionali. Certo, il quadro prospettato non è dei migliori, ma la mobilitazione sull’argomento è tanta: si sta cercando di tornare ad una condizione di sicurezza e, ovviamente, c’è tutto l’interesse a trovare un modo efficace per fronteggiare il virus in modo da bloccarne la diffusione, non soltanto contenerla!

Non possiamo che ringraziare il Dott. Sisbarra per la sua grande disponibilità e per averci fornito utilissimi chiarimenti riguardo al temibile virus Evd. Ci auguriamo di poterlo intervistare nuovamente in futuro per approfondire nuove dinamiche di interesse generale. Alla prossima intervista!