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Maria Villani

Psicologa Forense; Psicodiagnostica e Valutazione Psicologica Psicologia clinica Supporto psicologico per la gestione del comportamento alimentare Valutazione psicologica e consulenza

giovedì 24 settembre 2015

IL DISAGIO GIOVANILE


IL DISAGIO GIOVANILE. CAUSE, CONSEGUENZE, SPUNTI DI RIFLESSIONE.
 
Il concetto di disagio (stato soggettivo di sofferenza, in questo caso psichica) ha conosciuto, nell’ultimo decennio, una crescente diffusione tra giovani e giovanissimi. Il disagio giovanile potrebbe essere definito come una condizione di difficoltà a crescere, a superare i tanti “ostacoli” che nel corso dello sviluppo ognuno di noi si trova ad affrontare. Spesso questo stato può essere confuso con la cosiddetta normalità: risulta arduo stabilire una netta linea di demarcazione tra queste due condizioni, ma queste problematiche, purtroppo, se non affrontate in tempo possono trasformarsi in comportamenti a rischio. I risultati delle ricerche più recenti evidenziano, infatti, una preoccupante crescita della devianza minorile (insieme delle condotte che vanno contro le norme, i valori e i principi della comunità sociale), come conseguenza di una condizione di difficoltà.
Di fatto, però, la devianza è solo l’ultimo anello di un percorso: che inizia dalla manifestazione di un disagio, al disadattamento e infine alla delinquenza. Si tratta di manifestazioni di una situazione di profondo malessere, spesso celato, a volte ignorato, trascurato o sottovalutato.
Condizioni di difficoltà familiari, relazionali, scolastiche, che trovano canali di sfogo attraverso condotte aggressive, oppositive, finalizzate magari alla ricerca di qualcuno o qualcosa che attenui un senso di vuoto, di fallimento, un desiderio di gridare al mondo il proprio stato di sofferenza.
Ambienti sociali con carenza di comunicazione, di stimoli, di iniziative costituiscono fattori di rischio, rappresentano l’involucro ideale per il proliferare di comportamenti devianti.
L’accostarsi alle sostanze stupefacenti in giovanissima età, non solo per l’utilizzo, ma spesso entrando a far parte anche del giro dello spaccio; frequentare abitualmente luoghi dove il gioco d’azzardo è considerato un passa tempo; reputare forme di comportamento illegale come tappa obbligatoria di uno sviluppo normale, sono solo alcune delle realtà che allontanano i giovani dalla via della legalità e che bruciano irrimediabilmente la possibilità di costruire una vita appagante, degna di essere vissuta.
La famiglia, la scuola o il contesto relazionale più vicino ai ragazzi, possono e devono fungere da fattori di protezione verso l’instaurarsi di una condotta a rischio, contribuendo a costruire un’autostima, un’autoefficacia e una motivazione solide; inculcando il senso del rispetto di sé, degli altri e dell’ambiente; aiutando a sviluppare una consapevolezza della differenza tra comportamento legale, illegale e scorretto; incentivando la comunicazione, cosicché i ragazzi possano sentirsi liberi di parlare, esprimere i propri stati d’animo, riflettere e confrontarsi.
E' necessario, anche, offrire un’alternativa, una possibilità per un orizzonte esistenziale diverso.
Un vero processo di ri-educazione civile è necessario e deve essere perseguito grazie al supporto ed alla partecipazione di chi è ai giovani più vicino, rafforzandone le basi culturali, sviluppando in loro una maggiore consapevolezza dei rischi, delle opportunità a cui stanno rinunciando, sopperendo, in alcuni casi, alle carenze familiari e sociali che hanno deviato o interrotto il loro processo di maturazione.
L’individuo non termina certo nei confini del proprio corpo, ma è costituito dall’insieme delle relazioni per lui significative. Questa concezione motiva l’importanza di agire, non solo sul singolo, ma anche su tutte le altre componenti del sistema di cui fa parte.
 
 

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